Legambiente. 10 citta’ a rischio per l’effetto serra.
Dossier di Legambiente sui cambiamenti climatici: Effetto serra, 10 citta’ a rischio.
Nel 2008 le città ospiteranno più della metà della popolazione mondiale e si troveranno a dover affrontare un forte inasprimento di fenomeni come sovraffollamento, povertà e degrado ambientale. E alcune di queste dovranno fare i conti anche con un crescente rischio legato alle ripercussioni del surriscaldamento del pianeta, come inondazioni, scarsità idrica e desertificazione, cicloni e tempeste.
Bangkok, Giacarta, Lagos, Shanghai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico, Mumbai: sono queste le “10 megalopoli a rischio che Legambiente ha indicato tra quelle più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici nel dossier “Città a effetto serra”, presentato in occasione della conferenza sul clima di Bali.
Nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà in città, per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione urbana supererà quella rurale. Un sorpasso epocale destinato nel corso dei prossimi decenni ad ampliarsi ulteriormente fino a raggiungere nel giro di vent’anni una forbice del 60/40 per cento a favore delle aree urbane. Non è un caso se il 21 secolo è stato da molti preannunciato come il secolo delle città, con tutte le problematiche che questa definizione comporta. Sovraffollamento, povertà, condizioni di degrado, nell’ultimo secolo l’ampliamento dei tessuti urbani e la nascita di nuove città è spesso coinciso con il deteriorasi delle condizioni di vita per ampi strati delle popolazioni e la crescita smisurata di baraccopoli in Asia, America Latina e Africa ne sono oggi una testimonianza evidente. Catalizzatori di flussi migratori sempre più consistenti, le città continueranno ad essere associate, soprattutto nei paesi più poveri, a condizioni di vita particolarmente difficili.
Questo scenario diventa ancora più preoccupante se analizzato alla luce dei cambiamenti climatici. Nonostante a livello globale ricoprano solo lo 0,4 per cento della superficie terrestre le città rappresentano uno dei luoghi più esposti agli impatti di un clima fuori controllo. A causa dell’elevata densità abitativa, dell’abbondanza di edifici e infrastrutture e della concentrazione di sacche di povertà, fenomeni come l’aumento della temperatura, la carenza di risorse idriche, le
alluvioni o l’aumento del livello del mare possono generare danni umani ed economici molto più consistenti di quanto non accada nelle zone rurali. E a renderle particolarmente vulnerabili è spesso la loro posizione geografica. Sette delle dieci megalopoli analizzate in questo dossier sorgono in zone costiere o in prossimità di grandi fiumi e sono già oggi periodicamente sottoposte a inondazioni. Cinque di queste stanno già facendo i conti con il problema del reperimento di
risorse idriche, mentre sei sono le megalopoli che si trovano in aree soggette all’intensificarsi di fenomeni meteorologici straordinari come cicloni o tempeste.
E’ il caso di Shanghai dove al rischio dell’intensificarsi dei cicloni si aggiunge quello dovuto agli straripamenti sempre più frequenti del fiume Yangtze, o quello di Lagos e delle sue periferie galleggianti, aree dove l’erosione delle coste e l’innalzamento del livello dell’oceano potrebbero far scomparire centinaia di chilometri quadrati di terreno. E’ il caso di Dacca, che con i suoi 13 milioni di abitanti è in assoluto una delle aree più vulnerabili agli impatti sul clima, dovendo fronteggiare da un lato il rischio dei cicloni, dall’altro quello delle inondazioni del Bramaputra il cui regime è oggi alterato dal progressivo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya.
All’interno degli agglomerati urbani, le comunità maggiormente esposte sono proprio quelle in cui salute, condizioni di vita e sicurezza sono già quotidianamente minacciate, mentre gli standard delle infrastrutture e dei sistemi di prevenzione sono i più bassi. Per questo l’intensità degli impatti dei cambiamenti climatici è strettamente legata a quella dello sviluppo urbano e della sua qualità. Nei prossimi decenni si stima che la popolazione delle aree urbane raddoppierà passando dagli attuali 2,5 miliardi di persone a 5 miliardi. Questo vuol dire che megalopoli come Bombay, Giacarta, Lagos, o San Paolo continueranno il loro inesorabile processo di espansione, mentre nuove città oggi semi sconosciute raggiungeranno in breve tempo la densità delle attuali megalopoli. Questo vuol dire anche però che ad espandersi saranno in primo luogo le baraccopoli, dove già oggi vive più di un miliardo di persone e dove la carenza di servizi igienici e di strutture adeguate è cronica.
Le periferie del futuro saranno l’autentico anello debole degli impatti climatici ed è qui che si deve concentrare lo sforzo delle autorità e dei governi locali, con strategie a lungo termine che mirino a prevenire i disastri attrezzando le aree più vulnerabili. Dal miglioramento dei canali di scolo di una città come Lagos al consolidamento degli edifici di Shanghai al risparmio di acqua potabile a Città del Messico al miglioramento delle condizioni di vita nelle baraccopoli di Mumbai, gli interventi necessari sono molteplici ed onerosi. Ed è evidente che i paesi industrializzati, che storicamente sono i principali responsabili dell’effetto serra, non potranno restare ad osservare, lasciando il grosso degli interventi all’invio di aiuti una volta che le catastrofi sono già avvenute.
Tra i principali argomenti che oggi sono sul tavolo dei negoziati di Bali, dove si svolge la Conferenza dei cambiamenti climatici, c’è il finanziamento da parte dei paesi ricchi di un fondo per l’adattamento, che dovrà essere utilizzato dai paesi più poveri e maggiormente esposti ai rischi del clima per prevenire eventuali catastrofi. Un tassello fondamentale, anche in vista dell’adozione di un nuovo protocollo sul clima che dovrà sostituire quello di Kyoto dopo il 2012.
Come dimostra l’ultima parte di questo dossier, la vulnerabilità delle città non risparmia infine i paesi più ricchi e in particolare l’Europa. Secondo i dati raccolti da Legambiente le città europee si stanno riscaldando a ritmi molto più sostenuti di quanto non accada a livello globale. Nell’estate del 2007 le grandi capitali europee hanno fatto registrare tutte un notevole aumento delle temperature rispetto alle medie di qualche decennio fa dimostrando che il trend del
surriscaldamento è oramai una realtà con cui fare i conti. Dai + 3,5 °C rispetto alla media del 1960 – 80 registrati a Copenaghen lo scorso giugno ai + 4 °C del luglio di Sofia, le città del vecchio continente sono sempre più esposte al rischio di ondate di calore, che già nel 2003 hanno provocato un aumento della mortalità. Questo anche a causa dell’alta densità di edifici e costruzioni che trattenendo il calore e impedendo la traspirazione dei suoli innescano il cosiddetto fenomeno
dell’isola di calore.
I rischi dei cambiamenti climatici in 10 Megalopoli.
Dall’inondazioni monsoniche di Mumbai all’isola di calore a Rio de Janeiro, le megalopoli del pianeta dovranno tutte fare i conti con il mutamento delle condizioni prospettato di qui al 2100 dall’Ipcc, il panel di scienziati che si occupa di cambiamenti climatici per l’Onu. In generale, il quarto rapporto sullo stato del clima redatto dall’Ipcc nel 2007 prospetta uno scenario più grave di quello descritto nel 2001. Per quanto riguarda la temperatura media, lo scenario migliore ipotizzato per il 2100 prevede un incremento compreso tra 1,1 e i 2,9° C, mentre nella peggiore delle ipotesi si prevede un aumento fino a 6,4°C. Entro il 2100 l’incremento del livello dei mari invece oscillerà tra 9 e 88 centimetri.
Bangkok, Tailandia - 9,5 milioni di abitanti.

Bangkok è una tra le 20 megalopoli mondiali a rischio di inondazioni nei prossimi decenni. Gran parte della metropoli tailandese è posta tra 1 e 1,5 metri sul livello del mare. L’innalzamento del livello delle acque procede ad un ritmo annuale di 25 mm e a questo fattore si aggiunge lo sprofondamento generato dall’utilizzo intensivo delle risorse idriche del sottosuolo.
Giacarta, Indonesia -13,2 milioni di abitanti.

A Giacarta negli ultimi decenni si è registrato un notevole aumento dell’intensità delle precipitazioni. Un fenomeno che espone la capitale indonesiana al rischio di inondazioni particolarmente violente. Con il 40 per cento del territorio dotto il livello del mare e 13 fiumi che l’attraversano Giacarta ha a che fare da tempo con le inondazioni. Secondo gli scenari dell’Ipcc però la temperatura media in Indonesia potrebbe aumentare nei prossimi decenni di oltre 1°C contribuendo a incrinare ulteriormente l’equilibrio climatico della regione e rischiando di incrementare le precipitazioni intense.
Lagos, Nigeria – 13,4 milioni di abitanti.

I violenti rovesci temporaleschi e le conseguenti inondazioni rappresentano la principale minaccia per la popolazione della città nigeriana insieme all’erosione della zona costiera. Situata tra l’oceano atlantico e la laguna di Leeki, Lagos viene periodicamente colpita da inondazioni con ingenti danni umani ed economici, aggravati dalla mancanza di un sistema affidabile di drenaggio delle acque.
L’innalzamento del livello del mare invece, anche se non si dovesse manifestare un’accelerazione eccessiva del fenomeno, rischia di provocare nell’area di Lagos e nel sistema di isole limitrofe una perdita di territori attorno ai 250 km2 entro il 2100.
Shanghai, Cina – 17 milioni di abitanti.

Gran parte dell’area metropolitana di Shanghai è situata nella pianura alluvionale del fiume Yangtze, con un’altitudine media sopra il livello del mare di appena 4 metri. Secondo il Canadian Climate Centre (2006) le temperature medie annuali tenderanno ad incrementarsi tra i 2 e i 2,5°centro il 2050, con decisivi impatti sul trend delle precipitazioni. L’aumento della temperature già oggi sta causando l’intensificarsi di cicloni, con conseguenti inondazioni alimentate dallo straripamento, sempre più frequente, dello Yangtze.
Rio de Janeiro, Brasile – 6,5 milioni di abitanti
Secondo il Canadian Climate Centre, la capitale brasiliana potrebbe soffrire di qui al 2050 di un incremento delle temperature medie annuali di 1,5°C, e un innalzamento del livello del mare di circa 40 centimetri entro il 2050. I giorni di pioggia tenderebbe a diminuire provocando gravi carenze idriche, ma, allo stesso inondazioni, specialmente per le favelas.
Dacca, Bangladesh – 10,5 milioni di abitanti
Ad oggi oltre il 40% della popolazione vive ad un’altitudine inferiore ai 10 metri. Un potenziale innalzamento del livello dell’oceano Indiano di 150 centimetri, secondo fonti dell’UNEP, minaccerebbe oltre 17 milioni di persone. L’intensità dei cicloni -come avvenuto nel novembre di quest’anno con il tifone Sidr che ha provocato 3 mila morti e 8 milioni di sfollati- sta aumentando.
A incidere sui rischi della capitale del Bangladesh c’è anche la rapida crescita urbana e il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Karachi, Pakistan – 12,4 milioni di abitanti
Come gran parte delle aree costiere che si affacciano sull’oceano Indiano anche la megalopoli pakistana è particolarmente esposta al rischio di inondazioni, una situazione aggravata, anche qui,dalle poverissime condizioni di vita della popolazione urbana. Le risorse idriche della città sono a rischio inquinamento rendendo impellente per il futuro programmi di prevenzione al rischi di trasmissione di malattie come la febbre dengue.
Il Cairo, Egitto – 13 milioni di abitanti
La crescente urbanizzazione e l’inquinamento delle falde stanno mettendo in crisi di acqua potabile per la popolazione della capitale egiziana. Secondo gli studi della FAO la disponibilità di acqua potrebbe dimezzarsi entro il 2025, provocando gravi difficoltà di approvvigionamento e la trasmissione di malattie infettive come la malaria. Nel 2007 la carenza di acqua ha generato ripetute proteste dei cittadini ma il principale allarme per le autoritàlocali sarà l’approvvigionamento delle zone di nuova edificazione.
Città del Messico – 19 milioni di abitanti
Negli ultimi decenni Città del Messico ha assistito ad un progressivo aumento delle temperature e contemporaneamente all’incremento dell’intensità delle piogge. Secondo il programma sul cambiamento climatico elaborato dalle autorità cittadine, anche un aumento inferiore a 1°C nella temperatura globale, aumenterebbe il rischio di malnutrizione e di diffusione di malattie come la diarrea. La disponibilità della risorse idriche rischia inoltre di diminuire drasticamente a causa di periodi di siccità accompagnati dallo sfruttamento intensivo e dall’inquinamento delle falde. Negli ultimi decenni del resto la massiccia e continua urbanizzazione della capitale messicana ha già fatto impennare i consumi di acqua.
Mumbai, India – 12 milioni di abitanti
Molte aree della megalopoli indiana sono soggette ad intense inondazioni durante il periodo monsonico, specialmente quando le piogge torrenziali si combinano a tempeste tropicali. La pericolosità delle inondazioni a Mumbai è notevolmente accresciuta dalle precarie condizioni di vita dei suoi abitanti. Il 55% della popolazione, ad oggi, vive in baraccopoli prive di difese in caso di allagamenti. La carenza delle risorse idriche ed il loro inquinamento rappresentano un altro grave problema per la popolosa Mumbai. Nonostante la disponibilità d’acqua dal 1975 a oggi sia cresciuta, uno studio della Banca Mondiale ha mostrato che, entro il 2011, la domanda totale d’acqua supererà la disponibilità, causando pericolosi stress idrici alla popolazione, all’industria e all’agricoltura.
Fonte: Legambiente.
GREENPEACE . In viaggio con le balene. “Great Whale Trail”
“Great Whale Trail”

In viaggio con le balene. “Great Whale Trail”
La migrazione delle BALENE, in diretta WEB; GREENPEACE la segue e ci permette di farlo, attraverso un sito interamente dedicato allo straordinario evento.

Seguire il grande viaggio delle balene in diretta, via internet, sarà da oggi possibile, grazie ad un sito web lanciato ad hoc da Greenpeace, attraverso il “Great Whale Trail” che si serve della localizzazione via satellite per scoprire le rotte migratorie delle Megattere, dalle aree di riproduzione nel Pacifico Meridionale, alle aree di alimentazione, il così detto “Santuario delle Balene”, nell’ Antartico.
Il “Great Whale Trail” è una forma di collaborazione tra Greenpeace e un gruppo di scienziati che lavorano sulle megattere nel Pacifico Meridionale. Con il sostegno finanziario di Greenpeace, gli scienziati del “Center for Cetacean Research” e della “Opération Cétacés” hanno applicato dei trasmettitori satellitari a esemplari di megattere a Roratonga e in Nuova Caledonia.
Questo progetto fornirà dati importanti per conoscere meglio queste bellissime creature; si potranno stabilire le rotte abituali delle balene, studiare il modo in cui usano il loro habitat e capire meglio il loro modus vivendi all’interno del loro gruppo, delineando la vera e propria struttura dello stesso.

Greenpeace, come sempre è in prima linea, per salvaguardare e difendere le balene. Molte sono state e sono le spedizioni, dove, molti attivisti, tra i quali la nostra connazionale Caterina Nitto, a bordo di gommoni, si lanciano tra gli arpioni delle baleniere e le balene stesse per proteggere, facendo loro da scudo, la loro fuga. Questo nuovo progetto “Great Whale Trail” è un programma di ricerca, praticamente innocuo, ideato e realizzato, per dimostrare che gli animali, comprese le balene, non devono morire in nome della scienza. Ultimamente, infatti, il monitoraggio delle balene nell’Oceano Pacifico Meridionale ha prodotto degli ottimi e interessanti risultati, senza il verificarsi della solita, crudele e ignominosa mattanza di balene.
Legambiente. 10 citta’ a rischio per l’effetto serra.
Dossier di Legambiente sui cambiamenti climatici: Effetto serra, 10 citta’ a rischio.
Nel 2008 le città ospiteranno più della metà della popolazione mondiale e si troveranno a dover affrontare un forte inasprimento di fenomeni come sovraffollamento, povertà e degrado ambientale. E alcune di queste dovranno fare i conti anche con un crescente rischio legato alle ripercussioni del surriscaldamento del pianeta, come inondazioni, scarsità idrica e desertificazione, cicloni e tempeste.
Bangkok, Giacarta, Lagos, Shanghai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico, Mumbai: sono queste le “10 megalopoli a rischio che Legambiente ha indicato tra quelle più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici nel dossier “Città a effetto serra”, presentato in occasione della conferenza sul clima di Bali.
Nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà in città, per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione urbana supererà quella rurale. Un sorpasso epocale destinato nel corso dei prossimi decenni ad ampliarsi ulteriormente fino a raggiungere nel giro di vent’anni una forbice del 60/40 per cento a favore delle aree urbane. Non è un caso se il 21 secolo è stato da molti preannunciato come il secolo delle città, con tutte le problematiche che questa definizione comporta. Sovraffollamento, povertà, condizioni di degrado, nell’ultimo secolo l’ampliamento dei tessuti urbani e la nascita di nuove città è spesso coinciso con il deteriorasi delle condizioni di vita per ampi strati delle popolazioni e la crescita smisurata di baraccopoli in Asia, America Latina e Africa ne sono oggi una testimonianza evidente. Catalizzatori di flussi migratori sempre più consistenti, le città continueranno ad essere associate, soprattutto nei paesi più poveri, a condizioni di vita particolarmente difficili.
Questo scenario diventa ancora più preoccupante se analizzato alla luce dei cambiamenti climatici. Nonostante a livello globale ricoprano solo lo 0,4 per cento della superficie terrestre le città rappresentano uno dei luoghi più esposti agli impatti di un clima fuori controllo. A causa dell’elevata densità abitativa, dell’abbondanza di edifici e infrastrutture e della concentrazione di sacche di povertà, fenomeni come l’aumento della temperatura, la carenza di risorse idriche, le
alluvioni o l’aumento del livello del mare possono generare danni umani ed economici molto più consistenti di quanto non accada nelle zone rurali. E a renderle particolarmente vulnerabili è spesso la loro posizione geografica. Sette delle dieci megalopoli analizzate in questo dossier sorgono in zone costiere o in prossimità di grandi fiumi e sono già oggi periodicamente sottoposte a inondazioni. Cinque di queste stanno già facendo i conti con il problema del reperimento di
risorse idriche, mentre sei sono le megalopoli che si trovano in aree soggette all’intensificarsi di fenomeni meteorologici straordinari come cicloni o tempeste.
E’ il caso di Shanghai dove al rischio dell’intensificarsi dei cicloni si aggiunge quello dovuto agli straripamenti sempre più frequenti del fiume Yangtze, o quello di Lagos e delle sue periferie galleggianti, aree dove l’erosione delle coste e l’innalzamento del livello dell’oceano potrebbero far scomparire centinaia di chilometri quadrati di terreno. E’ il caso di Dacca, che con i suoi 13 milioni di abitanti è in assoluto una delle aree più vulnerabili agli impatti sul clima, dovendo fronteggiare da un lato il rischio dei cicloni, dall’altro quello delle inondazioni del Bramaputra il cui regime è oggi alterato dal progressivo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya.
All’interno degli agglomerati urbani, le comunità maggiormente esposte sono proprio quelle in cui salute, condizioni di vita e sicurezza sono già quotidianamente minacciate, mentre gli standard delle infrastrutture e dei sistemi di prevenzione sono i più bassi. Per questo l’intensità degli impatti dei cambiamenti climatici è strettamente legata a quella dello sviluppo urbano e della sua qualità. Nei prossimi decenni si stima che la popolazione delle aree urbane raddoppierà passando dagli attuali 2,5 miliardi di persone a 5 miliardi. Questo vuol dire che megalopoli come Bombay, Giacarta, Lagos, o San Paolo continueranno il loro inesorabile processo di espansione, mentre nuove città oggi semi sconosciute raggiungeranno in breve tempo la densità delle attuali megalopoli. Questo vuol dire anche però che ad espandersi saranno in primo luogo le baraccopoli, dove già oggi vive più di un miliardo di persone e dove la carenza di servizi igienici e di strutture adeguate è cronica.
Le periferie del futuro saranno l’autentico anello debole degli impatti climatici ed è qui che si deve concentrare lo sforzo delle autorità e dei governi locali, con strategie a lungo termine che mirino a prevenire i disastri attrezzando le aree più vulnerabili. Dal miglioramento dei canali di scolo di una città come Lagos al consolidamento degli edifici di Shanghai al risparmio di acqua potabile a Città del Messico al miglioramento delle condizioni di vita nelle baraccopoli di Mumbai, gli interventi necessari sono molteplici ed onerosi. Ed è evidente che i paesi industrializzati, che storicamente sono i principali responsabili dell’effetto serra, non potranno restare ad osservare, lasciando il grosso degli interventi all’invio di aiuti una volta che le catastrofi sono già avvenute.
Tra i principali argomenti che oggi sono sul tavolo dei negoziati di Bali, dove si svolge la Conferenza dei cambiamenti climatici, c’è il finanziamento da parte dei paesi ricchi di un fondo per l’adattamento, che dovrà essere utilizzato dai paesi più poveri e maggiormente esposti ai rischi del clima per prevenire eventuali catastrofi. Un tassello fondamentale, anche in vista dell’adozione di un nuovo protocollo sul clima che dovrà sostituire quello di Kyoto dopo il 2012.
Come dimostra l’ultima parte di questo dossier, la vulnerabilità delle città non risparmia infine i paesi più ricchi e in particolare l’Europa. Secondo i dati raccolti da Legambiente le città europee si stanno riscaldando a ritmi molto più sostenuti di quanto non accada a livello globale. Nell’estate del 2007 le grandi capitali europee hanno fatto registrare tutte un notevole aumento delle temperature rispetto alle medie di qualche decennio fa dimostrando che il trend del
surriscaldamento è oramai una realtà con cui fare i conti. Dai + 3,5 °C rispetto alla media del 1960 – 80 registrati a Copenaghen lo scorso giugno ai + 4 °C del luglio di Sofia, le città del vecchio continente sono sempre più esposte al rischio di ondate di calore, che già nel 2003 hanno provocato un aumento della mortalità. Questo anche a causa dell’alta densità di edifici e costruzioni che trattenendo il calore e impedendo la traspirazione dei suoli innescano il cosiddetto fenomeno
dell’isola di calore.
I rischi dei cambiamenti climatici in 10 Megalopoli.
Dall’inondazioni monsoniche di Mumbai all’isola di calore a Rio de Janeiro, le megalopoli del pianeta dovranno tutte fare i conti con il mutamento delle condizioni prospettato di qui al 2100 dall’Ipcc, il panel di scienziati che si occupa di cambiamenti climatici per l’Onu. In generale, il quarto rapporto sullo stato del clima redatto dall’Ipcc nel 2007 prospetta uno scenario più grave di quello descritto nel 2001. Per quanto riguarda la temperatura media, lo scenario migliore ipotizzato per il 2100 prevede un incremento compreso tra 1,1 e i 2,9° C, mentre nella peggiore delle ipotesi si prevede un aumento fino a 6,4°C. Entro il 2100 l’incremento del livello dei mari invece oscillerà tra 9 e 88 centimetri.
Bangkok, Tailandia - 9,5 milioni di abitanti.

Bangkok è una tra le 20 megalopoli mondiali a rischio di inondazioni nei prossimi decenni. Gran parte della metropoli tailandese è posta tra 1 e 1,5 metri sul livello del mare. L’innalzamento del livello delle acque procede ad un ritmo annuale di 25 mm e a questo fattore si aggiunge lo sprofondamento generato dall’utilizzo intensivo delle risorse idriche del sottosuolo.
Giacarta, Indonesia -13,2 milioni di abitanti.

A Giacarta negli ultimi decenni si è registrato un notevole aumento dell’intensità delle precipitazioni. Un fenomeno che espone la capitale indonesiana al rischio di inondazioni particolarmente violente. Con il 40 per cento del territorio dotto il livello del mare e 13 fiumi che l’attraversano Giacarta ha a che fare da tempo con le inondazioni. Secondo gli scenari dell’Ipcc però la temperatura media in Indonesia potrebbe aumentare nei prossimi decenni di oltre 1°C contribuendo a incrinare ulteriormente l’equilibrio climatico della regione e rischiando di incrementare le precipitazioni intense.
Lagos, Nigeria – 13,4 milioni di abitanti.

I violenti rovesci temporaleschi e le conseguenti inondazioni rappresentano la principale minaccia per la popolazione della città nigeriana insieme all’erosione della zona costiera. Situata tra l’oceano atlantico e la laguna di Leeki, Lagos viene periodicamente colpita da inondazioni con ingenti danni umani ed economici, aggravati dalla mancanza di un sistema affidabile di drenaggio delle acque.
L’innalzamento del livello del mare invece, anche se non si dovesse manifestare un’accelerazione eccessiva del fenomeno, rischia di provocare nell’area di Lagos e nel sistema di isole limitrofe una perdita di territori attorno ai 250 km2 entro il 2100.
Shanghai, Cina – 17 milioni di abitanti.

Gran parte dell’area metropolitana di Shanghai è situata nella pianura alluvionale del fiume Yangtze, con un’altitudine media sopra il livello del mare di appena 4 metri. Secondo il Canadian Climate Centre (2006) le temperature medie annuali tenderanno ad incrementarsi tra i 2 e i 2,5°centro il 2050, con decisivi impatti sul trend delle precipitazioni. L’aumento della temperature già oggi sta causando l’intensificarsi di cicloni, con conseguenti inondazioni alimentate dallo straripamento, sempre più frequente, dello Yangtze.
Rio de Janeiro, Brasile – 6,5 milioni di abitanti
Secondo il Canadian Climate Centre, la capitale brasiliana potrebbe soffrire di qui al 2050 di un incremento delle temperature medie annuali di 1,5°C, e un innalzamento del livello del mare di circa 40 centimetri entro il 2050. I giorni di pioggia tenderebbe a diminuire provocando gravi carenze idriche, ma, allo stesso inondazioni, specialmente per le favelas.
Dacca, Bangladesh – 10,5 milioni di abitanti
Ad oggi oltre il 40% della popolazione vive ad un’altitudine inferiore ai 10 metri. Un potenziale innalzamento del livello dell’oceano Indiano di 150 centimetri, secondo fonti dell’UNEP, minaccerebbe oltre 17 milioni di persone. L’intensità dei cicloni -come avvenuto nel novembre di quest’anno con il tifone Sidr che ha provocato 3 mila morti e 8 milioni di sfollati- sta aumentando.
A incidere sui rischi della capitale del Bangladesh c’è anche la rapida crescita urbana e il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Karachi, Pakistan – 12,4 milioni di abitanti
Come gran parte delle aree costiere che si affacciano sull’oceano Indiano anche la megalopoli pakistana è particolarmente esposta al rischio di inondazioni, una situazione aggravata, anche qui,dalle poverissime condizioni di vita della popolazione urbana. Le risorse idriche della città sono a rischio inquinamento rendendo impellente per il futuro programmi di prevenzione al rischi di trasmissione di malattie come la febbre dengue.
Il Cairo, Egitto – 13 milioni di abitanti
La crescente urbanizzazione e l’inquinamento delle falde stanno mettendo in crisi di acqua potabile per la popolazione della capitale egiziana. Secondo gli studi della FAO la disponibilità di acqua potrebbe dimezzarsi entro il 2025, provocando gravi difficoltà di approvvigionamento e la trasmissione di malattie infettive come la malaria. Nel 2007 la carenza di acqua ha generato ripetute proteste dei cittadini ma il principale allarme per le autoritàlocali sarà l’approvvigionamento delle zone di nuova edificazione.
Città del Messico – 19 milioni di abitanti
Negli ultimi decenni Città del Messico ha assistito ad un progressivo aumento delle temperature e contemporaneamente all’incremento dell’intensità delle piogge. Secondo il programma sul cambiamento climatico elaborato dalle autorità cittadine, anche un aumento inferiore a 1°C nella temperatura globale, aumenterebbe il rischio di malnutrizione e di diffusione di malattie come la diarrea. La disponibilità della risorse idriche rischia inoltre di diminuire drasticamente a causa di periodi di siccità accompagnati dallo sfruttamento intensivo e dall’inquinamento delle falde. Negli ultimi decenni del resto la massiccia e continua urbanizzazione della capitale messicana ha già fatto impennare i consumi di acqua.
Mumbai, India – 12 milioni di abitanti
Molte aree della megalopoli indiana sono soggette ad intense inondazioni durante il periodo monsonico, specialmente quando le piogge torrenziali si combinano a tempeste tropicali. La pericolosità delle inondazioni a Mumbai è notevolmente accresciuta dalle precarie condizioni di vita dei suoi abitanti. Il 55% della popolazione, ad oggi, vive in baraccopoli prive di difese in caso di allagamenti. La carenza delle risorse idriche ed il loro inquinamento rappresentano un altro grave problema per la popolosa Mumbai. Nonostante la disponibilità d’acqua dal 1975 a oggi sia cresciuta, uno studio della Banca Mondiale ha mostrato che, entro il 2011, la domanda totale d’acqua supererà la disponibilità, causando pericolosi stress idrici alla popolazione, all’industria e all’agricoltura.
Fonte: Legambiente.
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